Proprio stamattina ho discusso con alcuni colleghi delle assegnazioni delle classi per il prossimo anno scolastico e, come da tradizione, la discussione è virata sulla diminuzione generale del numero dei ragazzi. In realtà da noi gli iscritti sono aumentati rispetto all'anno precedente, ma è evidente in ogni caso un forte calo demografico! E così ho avuto l'idea di parlare di questo oggi, ovviamente non a livello scolastico ma a livello remanzacchese!
Si tratta di una tematica ampia, ma siccome è evidente che diversi noti personaggi politici remanzacchesi si stanno muovendo in ottiche future più estese del comune, mi permetto di farlo in parte anch'io.
Il calo è evidente anche a livello comunale. I numeri parlano da soli e, se ascoltati con attenzione, urlano cambiamenti profondi. Per Remanzacco uno di questi è 5.904. Sono i residenti al primo gennaio 2026, secondo i dati riportati dalla pubblicazione LiberEtà in un articolo dedicato allo spopolamento dei comuni della nostra regione.
Dieci anni prima, al primo gennaio 2016, i residenti erano 6.227! In dieci anni, quindi, Remanzacco ha perso 323 abitanti, pari a una diminuzione del 5,2%.
L'articolo propone una suddivisione dei comuni provinciali e nella tabella dedicata anche a Remanzacco, risulta quello che ha registrato il calo percentuale maggiore.
Qualcuno potrebbe dire che 323 persone, in fondo, non sono così tante, ma in un comune di circa 5.900 abitanti, diventano una persona ogni venti. E c'è un altro elemento che sorprende, Remanzacco ha perso popolazione più velocemente della media della provincia di Udine. Infatti, nello stesso periodo, la provincia è passata da 534.391 a 515.825 residenti, con un calo di 18.566 abitanti, pari al 3,5% in dieci anni. Questo calo poi è avvenuto nonostante l'arrivo del terzo Reggimento artiglieria da montagna da Tolmezzo. Tale spostamento rientrava nel piano di riorganizzazione dell'esercito e comportò lo spostamento di una parte del personale militare dal capoluogo carnico alla caserma Severino Lesa di Orzano. Tale evento avvenne proprio nel 2016 e già quando ero consigliere comunale se ne parlava. Ricordo che la Sindaca di allora, sempre Daniela Briz, parlava di circa 500 persone coinvolte.
Ovviamente non è possibile stabilire un rapporto diretto tra un militare che lavora a Remanzacco e un nuovo residente, infatti è plausibile che viva in un altro comune vicino e che si sposti quotidianamente oppure che rimanga sul territorio per un breve periodo.
Ma è davvero questo il problema? Probabilmente no. La considerazione più importante riguarda il cambiamento della popolazione che rimane. Quando si discute di calo demografico si tende a guardare il numero totale degli abitanti... Ciò è normale ma anche fuorviante. Un comune di 6.000 abitanti può avere caratteristiche completamente diverse se quei 6.000 abitanti sono in gran parte bambini, giovani famiglie e persone in età lavorativa oppure se sono in prevalenza anziane.
Proprio su questo dovremmo porre l'attenzione. A livello provinciale, sempre nello stesso decennio, la quota degli abitanti con più di 65 anni è cresciuta dal 25,4% al 28,6%. Inoltre le nascite sono diminuite in maniera importante, da 3.592 nel 2016 a 2.634 nel 2025 con una riduzione del 26,7% complessiva.
Quindi Remanzacco non è un'isola e la trasformazione demografica riguarda tutto il territorio. Ma proprio per il fatto che si tratta di un comune di dimensioni relativamente piccole gli effetti sono più evidenti sulla comunità.
Comincio con il tema che più mi riguarda, la scuola.
Evidentemente ci si attende un calo delle iscrizioni scolastiche, a partire dalla scuola dell'infanzia. Quest'anno, per esempio, ci sono tre o quattro sezioni, mentre qualche anno fa erano addirittura sette. Questo calo comporta necessariamente una riflessione sul servizio scolastico perchè bisogna riuscire a garantire lo stesso servizio di qualità anche quando diminuisce il numero degli iscritti. A Remanzacco nello specifico, mi risulta un calo anche delle iscrizioni alle medie, le scuole secondarie di primo grado, ma in questo caso il fenomeno potrebbe dipendere dalla tipologia di offerta scolastica. All'estremo opposto, l'asilo nido di Cerneglons risulta sempre pieno di richieste! Anche se bisogna sottolineare che molti provengono da fuori comune e che in generale nel sistema educativo italiano, gli asili nido sono ancora in numero insufficiente rispetto alle richieste.
Ovviamente un tale calo comporta effetti anche sulle attività produttive e commerciali del territorio a causa del calo della domanda. Inoltre, a causa dell'invecchiamento della popolazione, la domanda varia cambiando le esigenze e le richieste.
Una questione interessante riguarda il tema casa. Una popolazione che invecchia tende anche a avere nuclei familiari più ristretti. Un'abitazione che una volta era abitata da tre o quattro persone, ora ne ospita una soltanto. Tendenzialmente si passa da una famiglia con figli a una sola persona. Domani potrebbe addirittura diventare vuota o passare agli eredi. A tal proposito, è utile ragionare su nuove costruzioni, oppure dovremmo concentrare le energie sul recupero del patrimonio esistente? Case vuote, case sottoutilizzate e in generale edifici da riqualificare possono diventare un'opportunità. Una giovane coppia potrebbe essere interessata a vivere a Remanzacco non perchè viene costruito un nuovo quartiere, ma piuttosto perchè trova una casa esistente, ristrutturata o facilmente ristrutturabile e accessibile, in un comune in cui si trovano scuola, sport, esercizi e trasporti. Vabbè... Sul discorso trasporti ci sarebbero tante cose da dire riflettendo sulla situazione del trenino Udine Cividale! Magari prossimamente varrebbe la pena parlarne!
Effetti importanti poi ne abbiamo sulle associazioni, con un inevitabile calo della partecipazione a causa del mancato ricambio generazionale. Poi anche sul bilancio comunale... Eviterei di afferamre che più cittadini significa necessariamente più entrate pubbliche. Piuttosto direi che diventa più complessa la sostenibilità dei servizi.
Quindi la domanda che bisognerebbe porsi non è come fare a avere più abitanti. Ma piuttosto, cosa è possibile fare perchè tra dieci anni Remanzacco sia ancora un comune nel quale una giovane famiglia scelga volontariamente di risiedere. Per rispondere servono certamente tante risorse, ma prima di tutto la consapevolezza su ciò che serve e su come ottenerlo.
Come sempre grazie a chi legge, un abbraccio.
Si tratta di una tematica ampia, ma siccome è evidente che diversi noti personaggi politici remanzacchesi si stanno muovendo in ottiche future più estese del comune, mi permetto di farlo in parte anch'io.
Il calo è evidente anche a livello comunale. I numeri parlano da soli e, se ascoltati con attenzione, urlano cambiamenti profondi. Per Remanzacco uno di questi è 5.904. Sono i residenti al primo gennaio 2026, secondo i dati riportati dalla pubblicazione LiberEtà in un articolo dedicato allo spopolamento dei comuni della nostra regione.
Dieci anni prima, al primo gennaio 2016, i residenti erano 6.227! In dieci anni, quindi, Remanzacco ha perso 323 abitanti, pari a una diminuzione del 5,2%.
L'articolo propone una suddivisione dei comuni provinciali e nella tabella dedicata anche a Remanzacco, risulta quello che ha registrato il calo percentuale maggiore.
Qualcuno potrebbe dire che 323 persone, in fondo, non sono così tante, ma in un comune di circa 5.900 abitanti, diventano una persona ogni venti. E c'è un altro elemento che sorprende, Remanzacco ha perso popolazione più velocemente della media della provincia di Udine. Infatti, nello stesso periodo, la provincia è passata da 534.391 a 515.825 residenti, con un calo di 18.566 abitanti, pari al 3,5% in dieci anni. Questo calo poi è avvenuto nonostante l'arrivo del terzo Reggimento artiglieria da montagna da Tolmezzo. Tale spostamento rientrava nel piano di riorganizzazione dell'esercito e comportò lo spostamento di una parte del personale militare dal capoluogo carnico alla caserma Severino Lesa di Orzano. Tale evento avvenne proprio nel 2016 e già quando ero consigliere comunale se ne parlava. Ricordo che la Sindaca di allora, sempre Daniela Briz, parlava di circa 500 persone coinvolte.
Ovviamente non è possibile stabilire un rapporto diretto tra un militare che lavora a Remanzacco e un nuovo residente, infatti è plausibile che viva in un altro comune vicino e che si sposti quotidianamente oppure che rimanga sul territorio per un breve periodo.
Ma è davvero questo il problema? Probabilmente no. La considerazione più importante riguarda il cambiamento della popolazione che rimane. Quando si discute di calo demografico si tende a guardare il numero totale degli abitanti... Ciò è normale ma anche fuorviante. Un comune di 6.000 abitanti può avere caratteristiche completamente diverse se quei 6.000 abitanti sono in gran parte bambini, giovani famiglie e persone in età lavorativa oppure se sono in prevalenza anziane.
Proprio su questo dovremmo porre l'attenzione. A livello provinciale, sempre nello stesso decennio, la quota degli abitanti con più di 65 anni è cresciuta dal 25,4% al 28,6%. Inoltre le nascite sono diminuite in maniera importante, da 3.592 nel 2016 a 2.634 nel 2025 con una riduzione del 26,7% complessiva.
Quindi Remanzacco non è un'isola e la trasformazione demografica riguarda tutto il territorio. Ma proprio per il fatto che si tratta di un comune di dimensioni relativamente piccole gli effetti sono più evidenti sulla comunità.
Comincio con il tema che più mi riguarda, la scuola.
Evidentemente ci si attende un calo delle iscrizioni scolastiche, a partire dalla scuola dell'infanzia. Quest'anno, per esempio, ci sono tre o quattro sezioni, mentre qualche anno fa erano addirittura sette. Questo calo comporta necessariamente una riflessione sul servizio scolastico perchè bisogna riuscire a garantire lo stesso servizio di qualità anche quando diminuisce il numero degli iscritti. A Remanzacco nello specifico, mi risulta un calo anche delle iscrizioni alle medie, le scuole secondarie di primo grado, ma in questo caso il fenomeno potrebbe dipendere dalla tipologia di offerta scolastica. All'estremo opposto, l'asilo nido di Cerneglons risulta sempre pieno di richieste! Anche se bisogna sottolineare che molti provengono da fuori comune e che in generale nel sistema educativo italiano, gli asili nido sono ancora in numero insufficiente rispetto alle richieste.
Ovviamente un tale calo comporta effetti anche sulle attività produttive e commerciali del territorio a causa del calo della domanda. Inoltre, a causa dell'invecchiamento della popolazione, la domanda varia cambiando le esigenze e le richieste.
Una questione interessante riguarda il tema casa. Una popolazione che invecchia tende anche a avere nuclei familiari più ristretti. Un'abitazione che una volta era abitata da tre o quattro persone, ora ne ospita una soltanto. Tendenzialmente si passa da una famiglia con figli a una sola persona. Domani potrebbe addirittura diventare vuota o passare agli eredi. A tal proposito, è utile ragionare su nuove costruzioni, oppure dovremmo concentrare le energie sul recupero del patrimonio esistente? Case vuote, case sottoutilizzate e in generale edifici da riqualificare possono diventare un'opportunità. Una giovane coppia potrebbe essere interessata a vivere a Remanzacco non perchè viene costruito un nuovo quartiere, ma piuttosto perchè trova una casa esistente, ristrutturata o facilmente ristrutturabile e accessibile, in un comune in cui si trovano scuola, sport, esercizi e trasporti. Vabbè... Sul discorso trasporti ci sarebbero tante cose da dire riflettendo sulla situazione del trenino Udine Cividale! Magari prossimamente varrebbe la pena parlarne!
Effetti importanti poi ne abbiamo sulle associazioni, con un inevitabile calo della partecipazione a causa del mancato ricambio generazionale. Poi anche sul bilancio comunale... Eviterei di afferamre che più cittadini significa necessariamente più entrate pubbliche. Piuttosto direi che diventa più complessa la sostenibilità dei servizi.
Quindi la domanda che bisognerebbe porsi non è come fare a avere più abitanti. Ma piuttosto, cosa è possibile fare perchè tra dieci anni Remanzacco sia ancora un comune nel quale una giovane famiglia scelga volontariamente di risiedere. Per rispondere servono certamente tante risorse, ma prima di tutto la consapevolezza su ciò che serve e su come ottenerlo.
Come sempre grazie a chi legge, un abbraccio.
